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Il corpo verrà sepolto nella Chiesa di San Ludovico, dove più tardi sulle stesse rovine sorgerà la chiesa di San Luigi. Dal 1405 al 1414 il feudo cade sotto il diretto controllo della Regina Giovanna II la quale concede a Bisceglie alcuni privilegi come l'esenzione del pagamento di alcune tasse. A complicare il periodo angioino vi entra anche lo scisma cattolico. Infatti a Bisceglie troviamo un Vescovo scismatico, eletto dall'antipapa, certo Nicola Petracino il quale aveva come cattedra vescovile la chiesa di Sant'Adoeno. A ricordare il periodo dell'antivescovo in Sant'Adoeno, si conserva ancora il sigillo episcopale.
 
Nel 1442 una nuova crisi interna da l'occasione ad Alfonso V° d'Aragona di scacciare definitivamente gli Angioini dal Regno instaurandovi una dinastia Aragonese. La conquista della Puglia da parte di Alfonso V° risulta difficile a causa della fedeltà mostrata dalle città pugliesi verso gli Angioini.
 
Le dimore Consiglio, Bufis e Schinosa sovrastano con la loro mole il passante. Su Via Trento, dopo il convento dei domenicani, oggi residenza municipale, si incontra il palazzo che Prospero Manes, ricco commerciante di grano, fece erigere nel 1776, riuscito compromesso tra il gusto rococò e quello neoclassico. La sua elegante facciata nasconde un interessante ciclo di affreschi dell'artista napoletano Nicola Malinconico. Proseguendo verso la Cattedrale romanica, in Via Cardinale Dell'Olio, domina la scena il Palazzo Tupputi, il più pregevole della città, sede della Carboneria locale. Seguono, poi, le dimore dei Molinari, Posa, Veneziani, Ruggieri, tutti con elaborati timpani con conchiglia, ossequio di provincia al gusto rocaille.
 
Una passeggiata nei dintorni di Bisceglie non può prescindere da una visita ai Dolmen. Sorgono a breve distanza l'uno dall'altro, al massimo uno due chilometri in linea d'aria, lungo il percorso di Lama Santa Croce. Se ne contano quattro, benchè in passato fossero più numerosi. Si tratta di imponenti strutture funerarie megalitiche. In particolare, i dolmen biscegliesi, rientrano nella tipologia delle tombe dolmeniche a galleria e a corridoio entro tumulo ellittico e come tali sono databili al Bronzo Medio (XVI-XIV sec. a.C.). Fra quelli meglio conservati e più importanti d'Europa per dimensioni e bellezze di linee, c'è quello della Chianca. Formato da una cella quadrangolare alta 1.80 metri al centro, e da tre lastroni verticali su cui poggia orizzontalmente un quarto lastrone più grande, al suo interno sono stati portati alla luce resti di animali, scheletri umani, coltelli di pietra e frammenti di piccoli vasi. Resti simili sono stati trovati in un altro Dolmen, quello di Albarosa, a poca distanza dal primo. Questo è formato da sette lastroni verticali e rappresenta il tipico tumulo-dolmen posto dove i primitivi solevano nascondere le tombe quando trasmigravano. Il Dolmen della masseria Frisari appare più logorato dal tempo anche se tuttora se ne può intravedere l'imponenza. Quello meglio conservato è il Dolmen dei Paladini che è lungo 2,75 metri e che rappresentava quasi intatti, al tempo della scoperta, i quattro lastroni del corridoio e tre celle.
 
L'ultimo ad essere stato scoperto è il Dolmen di Giano, del quale restano soltanto un frammento di lastra e, intorno, resti dello specchione di copertura. Testimonianza di antichissimi insediamenti preistorici è anche la grotta di Santa Croce nei pressi di Bisceglie. Si è resa famosa dopo il ritrovamento del femore destro di un uomo della razza di Neanderthal, oltre a numerosi reperti come ceramiche, selci, raschiatoi, oggi conservati nel Museo Civico Archeologico "F. Saverio Majellaro".
 
Nei dintorni della città ci sono anche piccoli villaggi chiamati casali. Essi erano costituiti da un casamento fortificato e cinto di mura, da un cortile centrale e da una chiesa con cimitero adiacente. Nella seconda metà dell'XI secolo, quando mutarono le condizioni politiche ed economiche della regione, si formarono lungo la costa degli agglomerati urbani e piccole Diocesi per impulso dei Bizantini e dei Normanni. Pertanto, gli abitanti dei casali abbandonarono le proprie case per trasferirsi nelle sicure mura cittadine e a più redditizi mestieri.